Questi suoi modali sbracati da gerarca, questi suoi atteggiamenti che vanno ben oltre la dimensione della gaffe (il comizio nel seggio elettorale, le accuse lanciate a vanvera su una fantomatica "sinistra" che, per di più, solo esiste nel suo immaginario, il macismo del "rispolverare le armi del play-boy con la presidentessa finlandese), questa fondamentale mancanza di educazione (e non mi riferisco alla politica, ma alle buone maniere che sua madre avrebbe dovuto inculcargli) sono, in Italia, solo argomento di vignettisti e pasto dei giornali avidi di scoops, invece di essere capi d'accusa, come dovrebbe avvenire in un paese decente.
Lontano anni luce dalla figura del "bandito-gentiluomo", Berlusconi ha inventato da solo, pur nella sua scarsissima creatività, e suo malgrado, la figura del "bandito-maleducato". Alleato naturale del partito fascista (basta con l'invenzione letteraria del "neofascismo": via, sono fascisti e basta) e coi separatisti del celodurismo del senatür, si barcamena tra le sue chiamate patriottiche (di un'Italia divisa alla linea gotica?) e il calcio. Il nome del suo partito, in questo senso è emblematico e ben rappresenta questa doppia realtà.
Berlusconi non uscirebbe arioso da una selezione per occupare il posto di maître d'hotel a Bellagio: troppo rozzo, non parla nessuna lingua straniera, fa strafalcioni quando parla italiano e la sua parlata è tragicamente rivelatora delle sue origini e delle sue aspirazioni. A mezza strada tra un imbonitore da fiera e un testimonial per i mobili Aiazzone, potrebbe forse trovare impiego in uno di quei canali tematici di vendita televisiva per vantare i meriti di un anello di brillanti o le meraviglie di un materasso tutto riposo. Invece, è primo ministro, o "capo del governo", come dicono gli italiani, usando con involontaria ironia questa parola con radici mafiose, "capo", mai meglio applicata che nel caso del Berlusca.
Spavaldo, cialtronesco, sfacciatamente macista, goliardico, con uno spirito da caserma col quale ride lui solo (o quelli che non possono astenersi dal farlo), privo di qualsiasi pudore o inibizione, ogni volta che sale di casa fa una figuraccia. Fa le corna a Piqué in una "foto di famiglia" -corna meritatissime, per carità, conoscendo l'infame personaggio, ma via, bisogna avere la percezione della dimensione degli avvenimenti...- e chiama "kapó" un politico tedesco nel suo esordio come presidente europeo.
Solo c'è stato un altro tragicomico politico contemporaneo che avrebbe potuto fargli ombra, ma non aveva il suo talento: Aznar era -ed è, perchè la strada del ridicolo pubblica è un cammino senza ritorno- un funzionario con un forte complesso di inferiorità, un nano coi trampoli che si espone senza rete al rischio del salto mortale nel ridicolo, con il ciuffo spettinato dal vento delle Azzorre, abbracciato al suo amico Bush (così amico che lo chiamava "Ansar", perchè gli veniva più facile). Insomma, come Di Caprio sul Titanic, ma sostituendo il Titanic con il Prestige e Kate Winslet con George Bush... Ansar ha avuto la sfortuna di avere il suo miglior momento di forma quando doveva correre contro un fuoriclasse: come Sete con Valentino, Alonso con Schumi o chiunque in bici con Lance Armstrong. Ci resta l'illusione indimostrabile: "forse, se avesse corso in un altro momento, avrebbe potuto essere un trionfatore". Non lo è stato, Berlusca è imbattibile.
Comunque, a conti fatti, almeno Ansar se ne è andato con la coda fra le gambe, dopo essersi opportunamente abbassato perchè il ceffone diretto a lui lo ricevesse chi gli veniva dietro, Mariano Rajoy. Ceffone elettorale comunque ben meritato, come le corna del Berlusca a Piqué. Berlusca, invece, imperversa. Entrato nella politica per salvare la faccia (o il culo, parti anatomiche a questo livello difficilmente distinguibili), c'è riuscito solo parzialmente, il che è un'ulteriore riprova delle sue scarse abilità di tiranno. Con il controllo quasi assoluto dei media, con un popolo-bue dedicato più a far le pulci agli altri che a salvare sè stesso, con un'opposizione inesistente e dei giudici pavidi, non è nemmeno stato capace di esercitare il potere assoluto. Sprovvisto di qualsiasi senso di finesse, grossolano e volgare, solo ha saputo battere i pugni sul tavolo e gridare. Che è la fortuna degli italiani: politici d'altri tempi -primo fra tutti mi viene in mente il machiavellico golpista Andreotti- a quest'altezza si sarebbero fatti nominare imperatori a vita.
Come prova -allora era un indizio- della sua volgarità e megalomania mi viene ancora in mente il suo sbarco dall'elicottero a Montecarlo, in una di queste allegre kermesses -che loro chiamavano pomposamente conventions- al suono assordante della cavalcata delle Walkirie e la sua entrata nell'anfiteatro con musica di fondo di Superman. Allora risi. Oggi, sapendo di che cosa quello sarebbe stato l'inizio, piangerei.
E adesso, una "chicca":